Archetipi di insetti, modellati su componenti elettronici, si risvegliano nel loro movimento.
Piante, prive di linfa, si ergono in un ricordo algoritmico, plasmato su strutture ferrose.
Foglie, rese prigioniere da una rete metallica, poggiano su una terra ancora fertile, ma ostacolata.
Una maglia, composta da rami di oleandro, ne disturba la crescita. La natura non è più madre, ma un archivio inaccessibile, cifrato nel ferro e nel rimorso.
Possiamo ancora fare qualcosa?